verdi del trentino
    Lucia Coppola - attività politica e istituzionale
   

  Legislatura provinciale
2018-2022
attività consiliare

Comune di Trento
dal 2008 al 2018
attività consiliare

articoli
dalla stampa
dal 2020 al 2021

articoli
dalla stampa
dal 2014 al 2019

articoli
dalla stampa
dal 2008 al 2013

   

torna a precedente

   

 HOMEPAGE

  I VERDI
  DEL TRENTINO

  
  CHI SIAMO

  STATUTO

  REGISTRO CONTRIBUTI

  ORGANI E CARICHE

  ASSEMBLEE
  CONFERENZE STAMPA
  RIUNIONI


 ELETTI VERDI

  PROVINCIA DI TRENTO

  COMUNITÀ DI VALLE

  COMUNE DI TRENTO

  ALTRI COMUNI


 ELEZIONI

  STORICO DAL 2001


 ARCHIVIO

  ARTICOLI

  DOSSIER

  CONVEGNI

  INIZIATIVE VERDI

  PROPOSTE VERDI

  BIBLIOTECA

  GALLERIA FOTO

  

     

Trento, 20 aprile 2015
Piedicastello, un “genius loci”
La storia di un borgo “speciale”: dalle sue origini fino al dopo-Italcementi

Intervento di Lucia Coppola al dibattito
“Piedicastello e l’area ex Italcementi, quale futuro per la vivibilità del quartiere”
Piedicastello, 20 aprile 2015, ore 20.30, Sala Circoscrizione Centro storico-Piedicastello, via Verruca, 1

pubblicato in sintesi dal Trentino di giovedì 23 aprile 2015
leggi tutto

Perché parlare di Piedicastello perché questo antico quartiere è così  importante per l'equilibrio paesaggistico e urbanistico della città di Trento?

Sappiamo che Trento, l'antica Tridentum, si sarebbe sviluppata su un precedente insediamento retico di fondovalle ed è probabile che la presenza di un antico castelliere retico sul Doss Trento, forse utilizzato anche dai romani dopo la conquista, fosse uno dei primi nuclei urbani della città. La città divenne Municipium tra il 50 e il 40 a. C.

La lapide murata nella chiesa di S.Apollinare, verso il Lungadige a cui ha dato il nome, con l'iscrizione che attesta l'esecuzione da parte di Marcus Appuleios di un'opera non identificata , su comando dell’imperatore Augusto, risale al 23 a. C.. La chiesa di Sant'Apollinare è un vero e proprio museo, perché contiene anche la lastra di Marco Apuleio e lapidi murate dedicate a Cassidia e all'imperatore Gallieno.

La collocazione naturale del quartiere, oltre il grande fiume, ne ha fatto da sempre un luogo speciale, da vivere con modalità differenti rispetto al resto della città, e a cui l'altra parte di città guardava con un misto forse di invidia e ammirazione per la su specificità così immediatamente riconoscibile, per le sue caratteristiche storiche, per le qualità  di chi lo abitava e lo abita. Un genius loci che non passa inosservato.

Un quartiere, quasi un’isola, che ha sofferto molto, un antico borgo devastato nella sua compattezza  dalla tangenziale che negli “anni '70” lo attraversò sfregiandolo, squartandolo, rompendo la bellezza del suo paesaggio, ma anche la vita sociale e di relazione dei suoi cittadini, arrecando danni estetici ma anche colpendo l'anima e la sacralità di questo luogo, portando inquinamento, traffico, rumore.

Nel 2007, finalmente, l'apertura del nuovo tracciato in galleria che necessita però del completamento e di una effettiva riconversione urbana.

Scriveva Aldo Gorfer, riferendosi allo smembramento: “ La chiesa, costruita dai Benedettini alla fine del XII secolo, probabilmente sui resti della primitiva chiesa dei secoli V è VI, è diventata isola. E così la scuola materna, le scuole elementari, le case operaie. La scuola elementare è stata schiacciata tra la strada sopraelevata ed il cementificio.

I pedoni sono costretti a labirinti irrazionali. Più oltre, il paesaggio è una disperata landa di periferia. I gabbiani hanno sostituito i corvi nella caccia ai rifiuti. Gli argini dell'Adige, che erano stati fatti per proteggere i campi dalle ire del fiume,  ma ideati in maniera che servissero di paesaggio, sono una sconsolante successione di rifiuti che la presenza dei cantieri comunali non riescono a lenire.

Oggi la città è cresciuta a dismisura, il territorio è stato sconvolto. Non c'è tempo per garbate applicazioni che riguardano il rispetto della vita. Piedicastello è stato la vittima della città della quale sorvegliava il castelliere. Il primo assalto si ebbe con la deviazione dell'Adige, ma il borgo mantenne la sua identità. Rinvigorì anzi la sua presenza artigianale. Poi venne il cementificio. La montagna fu aggredita, vi si aprirono ampie ferite, fu sfruttata fino all'esaurimento.

Dal fumo delle ciminiere la città pronosticava l'andare del tempo. Ma il fumo era anche polvere di cemento. Il colore dominante di Piedicastello divenne il grigio.”

Queste parole, davvero toccanti e amare nella loro realistica descrizione, non possono che ricondurci alla storia di questo quartiere.

Con l' Adige che lo  lambiva  sinuoso e gonfio, con i campi che giungevano alla doppia fascia del bosco  che ne accompagnava il corso, con le lavandaie e i panni stesi sulle roste, ognuna  aveva il suo posto, con gli zatterieri, con la fontanella sulla piazza, con i platani lungo la strada e il tiglio, con la balera sul fiume, i vicoletti che escono dalle case, le case della fine del secolo costruite quasi sull'alveo del fiume.

Le  associazioni nautiche erano collegate alla presenza del fiume, c'erano i nocchieri delle zattere per il legname, tipica espressione del borgo. Il fiume parlava con il quartiere e il quartiere lo sapeva ascoltare, nel legame antico che sempre si crea tra coloro che vivono a pieno la presenza di un corso d'acqua.

Gli zatterieri si tramandavano il mestiere di padre in figlio, i pescatori rifornivano la città di pesce fresco.

Le case operaie di Piedicastello ebbero l'idea iniziale della loro costruzione dalla risolutezza di Paolo Oss Mazzurana, podestà a Trento per ben quattro volte: dal 1872 al 1892.

Queste costruzioni cercarono di offrire una prima risposta al problema sociale e civile, sull'esempio di quelle costruite a Schio, anche se la molla iniziale fu l'estromissione dei ceti più poveri dal centro storico per permetterne la ricostruzione e il risanamento. Divenne così un quartiere operaio. Al comune competeva l'innalzamento del livello del terreno per evitare allagamenti e tutte le azioni di bonifica, il costo del terreno, la costruzione di strade e vialetti, l'acquisto della cucina economica. Le case costavano 2150 fiorini. La Società di Mutuo Soccorso subentrò in un secondo momento per regolamentare l'accesso e la costruzione delle case.

Il primo conflitto mondiale rappresentò per Trento, come per il resto delle zone di confine, una tragedia di proporzioni immani. Trento passò all'Italia nel 1919, alla fine della Prima Guerra Mondiale.

Ma fu la Seconda Guerra Mondiale a lasciare i segni più feroci del suo passaggio; Trento fu bombardata dagli alleati dal 2 settembre 1943 al 3 maggio 1945, per un totale di 40 incursioni che causarono 400 vittime, 200 solo alla Portela, e 1792 edifici danneggiati.

Piedicastello soffrì l'affronto della Guerra. Racconta sempre il Gorfer “Coloro che vissero quella giornata di passione conservarono negli occhi e negli orecchi il fumo e le esplosioni , l'argenteo luccicare degli aerei contro il cielo azzurro della tarda estate trentina, era il 2 settembre 1943, l'urlo dei feriti e l'angoscioso annaspare fra le macerie alla ricerca  dei propri cari.

Il ponte di San Lorenzo piegato, contorto e inservibile. Da allora gli ultimi barcaioli di Piedicastello traghettarono la popolazione da una parte all'altra del fiume. Era una piattaforma, larga abbastanza per accogliere carri e automobili, poggiata su due barconi paralleli. Il traghetto era assicurato da un cavo teso tra S. Apollinare e S. Lorenzo, attraccando tra i rustici moli di legno. Il conducente teneva la rotta con un lungo ramo affogato in acqua.

Era gestito da una specie di cooperativa, proprio come ai tempi delle associazioni nautiche”.

Nel 1938 nacque la famosa R.A.P. la Repubblica autonoma di Piedicastello, tenuta d'occhio con particolare attenzione e preoccupazione dal regime fascista. La R.A.P godette del maggior fulgore dopo che nell'autunno del '43 il paese rimase tagliato fuori dalla città a causa della distruzione del ponte e lo spirito identitario si accentuò. Riapparve un’ultima fiammata con scritte negli anni '70 durante lo smembramento del quartiere. Nostalgia e memoria dell'antico spirito a testimonianza di una certa organizzazione indipendente rispetto alla città.

Negli anni '60, nel 1963 per la precisione, anche in  seguito ai timori dovuti alla catastrofe del Vajont, 365 famiglie furono fatte sfollare per paura di una frana incombente. Piedicastello si svuotò, divenne spettrale, poi, concluso il risanamento delle pareti rocciose del dosso, l'ordinanza fu revocata. Era il 1965, la gente era tornata. Ma Piedicastello aveva subito un altro duro colpo che le scelte urbanistiche e viabilistiche degli anni successivi avrebbero ulteriormente peggiorato.

E arriviamo all'Italcementi e alla sua origine. Fino agli anni '80 del 1800, Antonio Frizzera gestisce in prossimità di Santa Maria Maggiore una modesta segheria  e commercia in legnami. Negli anni '90 introduce la fabbricazione della calce idraulica e l'installazione di una fornace per laterizi e della calce bianca. Per abbattere la roccia, onde estrarre il materiale per la cottura a san Nicolò presso Piedicastello, si rende necessario l'uso di mine, e  la costruzione di un moderno impianto industriale in cui fossero accentrate tutte le fasi operative del processo tecnologico, per cui si chiedono al Comune permessi e concessioni. Chiedendo altresì la cessione del terreno a prezzo vantaggioso e  impegnandosi lo stesso Frizzera a produrre annualmente 4000 tonnellate di cemento portlantico. Inoltre, a costruire entro tre anni case operaie e mense per operai celibi e mantenendo lo stabilimento in esercizio per i seguenti cinque anni. Fulcro tecnologico è il nuovo forno Dietzsch, dove avviene la cottura del cemento. E poi la pesa, la cancelleria, i laboratori, i depositi del legno,  gli asciugatori, i cortili. I dormitori per gli operai, cucine, refettori, lavanderie.

Inizia una lunga storia, una nuova tecnologia con i forni rotativi, le prime lamentele per i fumi e le polveri, dovuti ai processi di combustione e alle fasi di macinazione. L'Italcementi diventa il simbolo di una particolare fase economica e industriale della città di Trento.

Nel 1919, in seguito alle distruzioni della guerra e alla morte dell'imprenditore, la “Prima fabbrica trentina di cemento Portland di Domenico Frizzera” viene posta in liquidazione e acquistata dalla Società italiana e Società Anonima Calci e Cementi di Bergamo, che dal 1927 prenderà il nome di Italcementi.

Mi fermo qui ma la storia continua, ed è quella di tanti lavoratori e delle loro famiglie, della chiusura di questo cementificio, di un'area ormai rasa al suolo che non porta più la memoria di quanto vi è accaduto, che è stata, fra i resti di una architettura industriale fatta ormai solo di macerie, rifugio di tanti disperati. Un ampio territorio, a due passi dalla città,  più volte tirato in ballo da un pluralità di soggetti con proposte, le più diversificate, ora in attesa di una definizione, di un progetto di riqualificazione che ci auguriamo  non penalizzi ulteriormente questo quartiere e la sua storia, che restituisca un  polmone verde al quartiere e alla città che si interfaccia, ma anche  opportunità, spazi di relazione e di socialità. Paesaggio e qualità urbana. Auspico dunque un effettivo ascolto dei cittadini di Piedicastello, certamente i più titolati a esprimersi.

Lucia Coppola
co-portavoce e candidata dei Verdi ecologisti e civici per Trento

      Lucia Coppola

LUCIA COPPOLA

BIOGRAFIA
E CONTATTI


  

vedi anche:

elezioni comunali
10 maggio 2015

iniziative e dibattiti

   

© 2000 - 2022
VERDI DEL TRENTINO

webdesigner:

m.gabriella pangrazzi
 
 

torna su